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La voce

del tassobio

La Casa del Mio Dialetto

 

  • La Casa-Torre di Castellaro

     

    Questo sito, nato nel marzo del 2012 e oggi rinnovato, è dedicato a chi ama il dialetto e crede che sia giusto salvarlo. Qualsiasi dialetto.
    Il mio è quello della Val Tassobio, che si trova sull'appennino di Reggio Emilia.
    Alla lingua della mia terra ho dedicato anni di studio, ricerche e pubblicazioni.
    Ho deciso di condividerle con tutti, per salvare una storia che rischia di scomparire.
    Essendo il dialetto un fenomeno principalmente orale, ho voluto fornire strumenti moderni per farne conoscere e comprendere non solo la grafia, ma anche la fonetica.

     
  • La Casa-Torre di Castellaro

     

    Questa è la vallata dominata dal Castellaro, la casa a torre che potete vedere nella foto a fianco.
    Si trova nel comune di Vetto d'Enza, ed è la culla storica della famiglia Rabotti, il luogo da dove veniamo e dove abbiamo organizzato nel corso degli ultimi vent'anni rassegne poetiche, mostre e feste popolari.

     

L'ultima Novità

  • Ancora per Redacon, nei giorni in cui si commemora la Liberazione, ho voluto raccontare un episodio precedente, del quale sono stato spettatore. Era il 3 aprile del 1944. VAI AL SITO
  • Su Redacon ho raccontato la storia della campana dei caduti di Rovereto, la Maria Dolens, costruita con il piombo dei cannoni che avevano seminato morte durante la seconda guerra mondiale. La fusione definitiva, dopo le prime andate a vuoto perché la campana non suonava come avrebbe dovuto, fu realizzata a Castelnovo ne' Monti. VAI AL SITO
  • Una grande soddisfazione è arrivata venerdì 4 settembre da uno dei concorsi ai quali Savino Rabotti è più legato: nella sala Tricolore si è svolta la premiazione della trentaseiesima edizione de 'La Giarèda', promossa dalla Fabbriceria della Ghiara. I membri della commissione hanno scelto la poesia 'L'andêven a la Prêda' assegnandole il primo premio della Fabbriceria del Tempio. Nella foto Artioli, Savino Rabotti con l'attestato del primo premio de 'La Giarèda 2015'

BÛN CUMPLEÀN, SITULÎN!

Câr al mi’ fagutîn, l’é bèli un àn
che t’ vûl pr’ària, cumpàgn a ’na parpàja,
e la gênta la t’ vèd, la s’imbarbàja
e la t’ völ augurâr: ’Bûn cumpleàn’!
Te t’ê cme un angiulîn ch’al gîra in cêl,
ch’al smöv l’ària d’i’ ricôrd, d’ la nustàlgìa.
I’ arvèd persûni, stòrji, ’na famìa,
sfumâdi int i ricôrd, cmé sùta a un vêl.
Adès che t’ê chersû dàt mu’ da fâr,
sêrca d’ la gênta interesâda e atênta.
Spiêga a chî ch’i’ gh’han vöja d’ascultâr
che ’l dialèt l’interèsa a tânta gênta.
Invidji in ca’, fàj sèdr’ avšîn al fuglâr,
dìgh che ’l dialèt a n’ se pöl mia scurdâr!
(scritta per il primo compleanno del sito
il 13 marzo 2013)
Caro il mio pupattolo, è già un anno
che voli in aria come una farfalla,
e la gente ti vede, resta abbagliata,
e ti vuole augurar: Buon compleanno!
Sei come un angioletto che gira in cielo,
che smuove l’aria dei ricordi, della nostalgia.
Rivedo persone, storie, una famiglia,
sfumate nei ricordi, come sotto un velo.
Ora che sei cresciuto datti da fare,
cerca gente interessata e attenta.
Spiega a coloro ch’han voglia d’ascoltare
che il dialetto interessa a tanta gente.
Invitali ad entrare, falli accomodare vicino al focolare
e di’ loro che il dialetto non si può dimenticare!

Etimologia

Da qualche tempo ogni numero del mensile Tuttomontagna ospita una mia rubrica dedicata all'etimologia dei termini dialettali.

Qui ho raccolto tutte le puntate precedenti: l'ultima la potete leggere nel numero attualmente in edicola.

I numeri precedenti li potete trovare qui:

Numeri dall'1 al 10

Numeri dall'11 al 20

Numeri dal 21 al 26

Numero 27

Numero 28

Numero 29

Numero 30

Numero 31

Numero 32

Numero 33

Numero 34

Numero 35

Numero 36

Numero 37

Numero 38

Numero 39

Numero 40

Numero 41

Numero 42

Numero 43

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